
Anche il quindicinale dell’Arcidiocesi Campobasso-Bojano “Vita Diocesana” nel suo ultimo numero in edicola è entrato nella polemica delle impronte digitali ai rom.
Mentre lo leggevo mi ricordavo di quando, nel 1979, mi recai alla visita di leva - come tutti i maschi italiani all’epoca coscritti – e mi presero le impronte digitali (e non di un dito solo...).
Stamattina poi, leggendo “Il Giornale” nelle Lettere al Direttore ho trovato la seguente missiva.
«Caro direttore, mi chiamo Massimo Landi, ho 30 anni e vi scrivo da Livorno (città rossa per antonomasia) (…). Le scrivo per la polemica che è scoppiata in queste ultime settimane sulle questioni delle impronte digitali ai rom.
Lo scorso mese di marzo – prosegue Landi – è arrivata a scadenza la mia vecchia carta d’identità. Allora sono andato all’ufficio anagrafe per il rinnovo. Mi sono informato se era ancora possibile fare la carta d’identità del modello nuovo, cioè quella che sembra una carta di credito. Mi hanno risposto che non c’erano problemi e che dovevo pagare 25 euro.
Nonostante il prezzo, però, ho deciso di farla perché è molto più comoda. Sono andato allo sportello dedicato a questa nuova carta e ho iniziato tutte le procedure. A un certo punto ho dovuto appoggiare il mio dito indice della mano sinistra su un piccolo apparecchio e cosa è successo?
Indovini: nella città rossa di Livorno mi hanno preso l’impronta digitale!
Sì, proprio loro, quelli che in questo periodo stanno tanto polemizzando, anche nel parlamento europeo, contro l’iniziativa del nostro ministro Maroni.»
Ed infine conclude: «Che faccia tosta che hanno! Io non ho mica polemizzato quando mi hanno preso le impronte digitali, anzi, ho detto dentro di me: bene così siamo più sicuri anche quando andiamo all’estero.»
Ecco, volevo solo informare gli amici di “Vita Diocesana”: state tranquilli, le impronte digitali a noi italiani ce le hanno già prese!
Con affetto.
PRENDE FUOCO LA FONTANA?

La vicenda degli appalti di Molise Acque (oggetto di un precedente post) è cresciuta.
Secondo le notizie riportate sui quotidiani locali (cartacei ed informatici) il TAR ha annullato le procedure di gara.
Se il giudizio sarà definitivo (sicuramente l'Agenzia ricorrerà al Consiglio di Stato) l'ex ERIM dovrà sborsare un risarcimento danni di 8.000.000 di euro.
Da parte di Molise Acque non c'è stato nessun commento ufficiale: non sono affari che li riguardano. Infatti sono affari che riguardano noi!
Come osserva Altromolise, questi risarcimenti finiranno per pagarli i cittadini molisani (io cambio regione) o come aumento del prezzo dell'acqua o come tassazione da parte dalla Regione Molise.
Altromolise pubblica anche una lettera dell'Autorità dei Lavori pubblici che già dal maggio scorso aveva evidenziato cose a dir poco incredibili, evidentemente con poca autorità... (mi sembrava strano che in Italia qualcosa con il nome "Autorità" l'avesse per davvero!).
Anche due consiglieri di Molise Acque avevano da tempo segnalato "remore e perplessità" sugli appalti tanto da lamentarsene con una lettera del 7 luglio scorso: "noi l'avevamo detto...".
Come possiamo farci un'idea di cosa sia successo realmente se non ascoltiamo anche la versione di Molise Acque?
Insomma, Presidente Malerba: dicci qualcosa, anche una bugia. È sempre meglio di una verità supposta...
P.S. Qualche concittadino contribuente sa dirci a quanto ammonta lo stipendio che paghiamo a questi nostri dipendenti "amministratori"?
P.P.S. L'altro giorno mi stavo "deliziando" nella lettura di un interessante articolo riguardante proprio le SpA e le Aziende pubbliche...
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2132